Il restauro, durato 4 anni, è stato curato dall’architetto Marco Casamonti dello Studio Archea: sala da 300 posti e libreria-caffetteria
Per oltre 40 anni è stato un buco nero nel centro di Firenze. Adesso il Teatro Nazionale torna a brillare di luce propria. Rinasce una sala storica situata tra la casa di Dante e piazza della Signoria, dove debuttò la maschera di Stenterello.
I lavori sono ancora in corso: il restauro costato quasi 15 milioni va avanti da quattro anni. Un progetto a cura di Studio Archea dell’architetto Marco Casamonti. È stato proprio l’archistar fiorentina ad acquistare dalla famiglia Castellani il monumentale teatro all’italiana con platea a ferro di cavallo, cinque ordini di palchi e una scalinata neoclassica.
“Abbiamo fatto l’hardware, manca il software -ha sottolineato Casamonti -. L’edificio stava crollando, lavoro pazzesco, che se l’avessi saputo prima, non avrei mai fatto”. L’immobile, sottoposto a vincolo dalla sovrintendenza, ha subito un imponente intervento di consolidamento strutturale e recupero architettonico.
I solai e il tetto, compromessi dal tempo e dall’incuria, sono stati ricostruiti rispettando la geometria originaria. Particolare attenzione, inoltre, è stata riservata al recupero di stucchi, dorature e capitelli, eseguito con materiali e metodi artigianali da oltre 50 aziende fiorentine. Un’accurata opera di restyling per restituire a nuova vita lo storico Nazionale.
Il cuore della storica sala sarà tecnologico sotto tutti i punti di vista: dal grande ledwall automatizzato di sette metri per lato che prenderà il posto delle tradizionali scenografie per ragioni logistiche. L’impianto acustico Dolby atmosphere è il primo in Europa ad essere installato in un teatro di questo genere.
Fondamentale il ruolo giocato dal sistema di illuminazione a led: non solo la luce può essere modulata secondo le esigenze ma si può ottenere un suggestivo effetto cielo stellato sulla platea. In totale cento km di cavi attraversano l’edificio: ogni palco è stato dotato di un monitor per proiezioni in diretta.

Ma quale è il passato di questo teatro?
In origine l’immobile era un riformatorio chiamato “Casa dei monellini”, il primo d’Europa. Solo nel Settecento venne utilizzato per gli spettacoli in vernacolo. Noto come Teatro della Quarconia o del Giglio, su quel palco debuttò la maschera di Stenterello.
Conquistò il titolo di “Nazionale” nei pochi anni in cui Firenze divenne capitale d’Italia. La capienza era di 1300 persone in piedi: oggi per ragioni di sicurezza è ridotta a meno di un quarto. Come cinema restò aperto fino agli anni Ottanta. Per un periodo venne anche occupato: una storia raccontata dalle pareti, ricoperte di graffiti e scritte con lo spray, ora cancellate.
Oltre al teatro da 300 posti, ci sono una libreria-caffetteria con una sala jazz per concerti e aperitivi, sopra il quarto ordine dei palchi una sala per eventi e incontri e ancora una cucina professionale per realizzare cene spettacolo “in stile Mouling Rouge“. Non manca un tetto scorrevole che apre la vista sui monumenti di Firenze.
“Nello spirito rinascimentale – sottolinea Casamonti – abbiamo unito tradizione e innovazione. Ma la cosa che più mi rende orgoglioso è aver evitato che diventasse una spa” Infatti nel progetto precedente doveva diventare un centro benessere con piscina.
Al momento il teatro è aperto solo per eventi privati. “Avremo le autorizzazioni verso gennaio – ipotizza l’architetto – perciò abbiamo deciso di organizzare feste private, eventi di rodaggio. Una volta ottenuto il ‘pubblico spettacolo’, creeremo una programmazione che arriva all’estate“.
Poi l’obiettivo, da settembre, è di affittarlo. “Abbiamo già delle proposte” spiega l’architetto Marco Casamonti. Si parla di un massimo di 340 giorni l’anno “per gli altri 25 abbiamo un’associazione culturale no profit che lo gestirà, per chi lo vorrà usare“.
Nicoletta Curradi
Fabrizio Del Bimbo.
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