Il nuovo corso di Santa Maria della Scala inizia con la mostra “Path to the sky” di Jacob Hashimoto

L’esposizione è visitabile dal 22 maggio al 30 settembre 2025 

Dal 22 maggio al 30 settembre 2025, al Complesso museale Santa Maria della Scala in piazza Duomo a Siena, si tiene la mostra di Jacob Hashimoto “Path to the sky” curata da Raphaëlle Blanga, esperta di arte moderna e contemporanea a livello internazionale.

L’installazione di Jacob Hashimoto, creata appositamente per l’architettura del complesso museale, rappresenta un omaggio dell’artista alla città di Siena. “Path to the Sky” accompagna le visitatrici e i visitatori attraverso la Corticella fino alla Strada interna, lungo un percorso che, con una cascata di piccoli aquiloni a simboleggiare un ponte illusorio tra terra e cielo, invita a sollevare lo sguardo verso un orizzonte più ampio.

Il lavoro di Hashimoto risuona con l’essenza simbolica e fisica dello spazio che lo ospita, un tempo ricovero di pellegrini, luogo che ancora oggi accoglie artisti e visitatori nazionali e internazionali. 

La mostra, curata da Raphaëlle Blanga in collaborazione con la Galleria Studio la Città, è prodotta e organizzata dalla Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala con il supporto di Immagine Studio.

Path to the Sky al Santa Maria della Scala è il risultato di interconnessioni e di sentieri che hanno preso forma dall’incontro di anime e pensieri condivisi

Raphaëlle Blanga è stata  invitata a Siena dal Sindaco per una consulenza sulla programmazione di Arte Contemporanea per il Museo. Durante la visita all’immenso complesso, recentemente ristrutturato in alcuni dei suoi innumerevoli spazi, si è trovata immersa nella bellezza della mostra dedicata a Fausto Melotti e Italo Calvino, un autore indissolubilmente legato a questo luogo. Fin da subito, fu avvolta dal misticismo di questo spazio storico. I lunghi corridoi, le finestre con vista sulla scalinata del Duomo o sulla ‘corticella’, gli affreschi che decorano l’ entrata e il Pellegrinaio, che un tempo accoglieva i malati in una lunga fila di lettini di metallo, emanano una spiritualità palpabile. Santa Maria della Scala è stato per più di nove secoli un punto nevralgico della vita senese, un luogo intriso di storia, di racconti che continuano a risuonare nella memoria dei senesi. Le sue sale raccontano le molteplici stratificazioni della storia, come una narrazione che non smette di essere viva.

Tra tutti questi spazi, uno ha colpito particolarmente Raphaëlle che, scendendo al piano inferiore, si è ritrovata nella cosiddetta ‘corticella’ e nella ‘strada interna’, due luoghi che, grazie alla loro connessione tra interno ed esterno, tra cielo e terra, creano un dialogo profondo tra passato e presente. In quel momento affiorò una metafora spirituale: quel luogo sembrava rendere vive le persone che lo avevano attraversato e abitato temporaneamente, lasciando tracce impercettibili e intime del loro passaggio. Quasi come presenze invisibili, fuse nel mistero di quegli spazi.

Questa riflessione fece tornare  immediatamente alla mente il lavoro di Jacob Hashimoto, il cui impegno artistico esplora proprio le interconnessioni tra spazio e individuo. Le sue dense piogge di aquiloni, realizzati artigianalmente con carta giapponese e delicati telai di bambù, intrecciati da sottili fili di Dacron, sembrano dialogare in una sinfonia silenziosa con le architetture che li ospitano. Il suo lavoro coinvolge i visitatori in un’esperienza di interconnessione umana e spirituale, proprio come le vie e gli spazi del Santa Maria della Scala sembrano connettere chi li attraversa a qualcosa di più grande, a una dimensione trascendente che supera i limiti del tempo e dello spazio. L’intuizione di questa connessione con il lavoro di Jacob ha incontrato le tematiche care a Cristiano Leone, Presidente della Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala, per la nuova programmazione dedicata all’Arte Contemporanea in dialogo con gli spazi del museo, della città e della cittadinanza senese.

Jacob ha accolto l’invito del museo a visitare i luoghi ed immaginare una nuova installazione site specific, scegliendo come luogo proprio lo spazio della ‘corticella’ e della ‘strada interna’. Da questa visita e nata l’idea di Path to the Sky. La parola Path in inglese racchiude un significato che abbraccia sia una dimensione fisica che una astratta: da un lato, un percorso tangibile, definito, come una strada; dall’altro, una direzione, un cammino, una via ideale scelta dall’individuo per la propria vita. Oltre alla dimensione fisica e ideale, Path evoca un senso di percorrenza, una sensazione che emerge anche nel Santa Maria della Scala mentre si attraversano le sue sale, esplorando i vari strati della sua storia. Una storia che è allo stesso tempo coerente e complessa, un passaggio che ha visto il luogo trasformarsi da spazio di culto a luogo di cura e accoglienza, fino a diventare oggi uno spazio d’arte, in un continuo processo evolutivo che si adatta e risponde alle esigenze di ogni epoca.

 La sua arte è intrisa di  percorsi, concreti ed astratti, che collegano il corpo, lo spazio e la dimensione spirituale, creando un dialogo continuo tra l’individuo e l’ambiente che lo circonda, in un movimento continuo.

I suoi paesaggi sono creati da file di piccoli aquiloni fatti a mano e composti a strati in una griglia, come piccoli pixel di un fotogramma, o come una tabella Excel composta da piccoli segni: una moderna filigrana. Jacob unisce in queste composizioni la pratica artigianale alla programmazione digitale, la visione tradizionale del paesaggio a quella astratta e moderna, ricordando la lezione di Piet Mondrian.

Le sue composizioni invitano l’osservatore a creare il proprio percorso ideale, quello del pensiero e dell’anima, attraverso l’esperienza fisica e visiva dell’opera. Da esse emana il senso del lavoro manuale, del tempo intimo e personale, ma anche dello scorrere del tempo storico, che appartiene alla collettività, quello che ci unisce come comunità di individui connessi, legati dalla medesima terra che occupiamo, le stesse  paure e in fondo anche le stesse speranze.

Noi, esseri viventi, siamo legati come i piccoli aquiloni di Jacob, uno dopo l’altro, ognuno nella propria direzione, ma connessi da un filo trasparente, trasparente quanto ideale, in un tutto che idealmente dovrebbe muovere il mondo fisico, etico e morale nella medesima direzione, un tutto armonioso, in cui ognuno serba le proprie caratteristiche, come gli aquiloni tra loro diversi, istoriati con immagini iconiche quali le onde, le nuvole, l’erba oppure semplici segni geometrici. Jacob ci dice che il tutto è fatto dal diverso, unito in un percorso comune, un fluido virtuoso, fatto di delicati passaggi nei luoghi creati dal genio dell’uomo e visitati da individui curiosi in cerca di partecipazione sensoriale.

Nel ciclo pittorico del lungo Pellegrinaio si trova un affresco del ‘Vecchietta’, uno degli artisti più importanti nel passaggio dal formalismo gotico al naturalismo rinascimentale a Siena. L’opera allegorica, intitolata Storia del Beato Sorore, rappresenta il fondatore leggendario dell’istituzione, che diventerà la più grande struttura ospedaliera del Medioevo e probabilmente la più antica d’Europa, insieme ai suoi gettatelli, idealmente accolti dalla Madonna in cima a una scala.

Il Beato Sorore accoglieva nella sua fondazione gli orfanelli sotto la protezione della Vergine, offrendo loro rifugio e assistenza. Allo stesso modo, Jacob Hashimoto celebra questi stessi valori nel suo passaggio verso il cielo, un’opera che accoglie il visitatore con generosità. L’arte, con la sua capacità di ispirare e stimolare la riflessione, diventa la scala ideale per ascendere verso la salvezza.

L’ospedale medievale racchiude al proprio interno uno straordinario percorso di accesso ai vari livelli e di connessione fra le parti: si tratta della cosiddetta ‘strada interna’ o della strada coperta che, nella memoria dei senesi del Novecento, è più spesso ricordata come ‘voltoni’. 

Il Santa Maria della Scala di Siena si appresta a vivere una trasformazione epocale. Il grande complesso museale, che nei secoli ha ricoperto ruoli sempre diversi si prepara ora a un nuovo capitolo. La Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala ha infatti presentato un piano strategico che cambierà profondamente il volto e la funzione dell’antica struttura, accompagnandola verso il futuro senza dimenticare le sue radici.bOggi il Santa Maria della Scala conta una superficie di circa 40mila metri quadrati, di cui 18mila attualmente interessati dai lavori di riqualificazione. 

La nuova fase progettuale, affidata allo studio dell’architetto Luca Molinari, prende le mosse da una riflessione profonda sul progetto originario di Guido Canali, che negli anni Settanta segnò il passaggio da ospedale a museo. Oggi, dopo quasi mezzo secolo, la Fondazione sente la necessità di rivedere non solo la distribuzione degli spazi ma anche la funzione stessa del complesso, per rispondere alle esigenze di una società e di un pubblico profondamente cambiati. Il nuovo masterplan non punta a un modello unico e statico, ma si ispira a una logica modulare e dinamica, capace di adattarsi nel tempo.

Jacob Hashimoto classe 1973 è nato a Greeley in Colorado ed è un artista americano con sede a New York. La sua produzione artistica si muove tra scultura, pittura e installazione, creando mondi complessi da una gamma di componenti modulari.

Orari e biglietti 

Aperta tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00, la mostra è compresa nel biglietto di ingresso al museo, con tariffazione ordinaria.

Nicoletta Curradi